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Riccardo Nencini

trascrizione

Trascrizione dell'intervento di Riccardo Nencini al seminario "Ricominciamo dal 3" (non rivista dall'autore)

 

Per ragioni di tempo, taglierò tutta la parte sulla quale sono d'accordo; e sono d'accordo su molte delle cose che sono state dette, delle proposte che sono state avanzate.
Occupo i miei sei minuti e mezzo, invece, su un'altra questione, perchè i partiti quando nascono, le forze quando si compongono, rispondono sempre a una teoria che gli ... si portano dietro ormai da moltissimi anni: ce n'è uno in particolare, un grande ... che ha studiato i popoli barbari che dice che quando diventavano tribù, si davano sempre un mito, un nemico e una organizzazione. La nostra storia si è evoluta tantissimo, immagino, ma non sono mai cambiati questi tre ingredienti: un mito, un nemico e una organizzazione.
Prima di questo c'è da fare una breve parentesi, e non so se questa sia una parentesi unificante fra di noi, non tanto sul tempo che viviamo, ma sul rischio vero sul quale siamo seduti. Per la prima volta dall'Unità d'Italia, in Italia il centrodestra vince in entrambi i due livelli fondamentali: tiene il governo del Paese, e lo tiene stabilmente, e per la prima volta dal 1865 somma al governo del Paese il governo del territorio.
Non era mai successo, nè nell'Italia pre-repubblicana, nè nell'Italia post-repubblicana. La DC non può essere assimilata serenamente a un partito di destra.
Ora questo fatto, al di là delle battute di Franceschini che ritiene di aver vinto i ballottaggi, e non è vero, ci obbliga ad una considerazione, che non è una considerazione breve nel tempo, questa per lo meno è la mia opinione; la mia opinione è che l'ansia e la paura generano desiderio di ordine, la destra è più capace, è più professionale di noi a garantire l'ordine, i cittadini in Europa e anche in Italia preferiscono il centrodestra ad una sinistra che non c'è. Detto in pillole naturalmente per l'uomo del gong.
Ora, se così stanno le cose, noi non possiamo tranquillamente fermarci a disegnare un futuro senza cercare di capire com'è questa Italia.
Stamattina ho sentito parlare più volte di lavoro, e sono d'accordo se ne parliamo in termini generici; sono in completo disaccordo se dietro il temine lavoro noi intendiamo la società industriale; perchè la  società industriale in Italia non produce ormai più nè la maggioranza dei posti di lavoro, nè la maggioranza dei problemi. La maggioranza dei posti di lavoro, del PIL e della qualità si produce in Italia ormai nella società della conoscenza. I posti di lavoro a tempo indeterminato non sono più la maggioranza, e noi bisogna cominciare a preoccuparci quindi di una società - l'ha detto Vendola e condivido - che non è quella nè che vorremmo, nè quella nella quale siamo nati e vissuti. Non è la società dove le madri non lavorano, ed è la società nella quale i figli sono quasi sempre diplomati e laureati e lavorano sempre più tardi.
Se così è noi bisogna mettere in campo accanto alle parole d'ordine della destra italiana, come dio, padre e famiglia, un equivalente per una sinistra che il partito democratico non è nella condizione di rapprensentare e non sarà immediatamente dopo questo congresso, nella condizione di rappresentare. Perchè? Lo ha scritto Gigi Covatta sul Mondo Operaio: perchè manca di una ragione costituente. Ora io sono per prevedere, lo dirò, tutte le ragioni organizzative, però sono anche fra coloro che ricordano. Che cosa ricordano? Noi stiamo assieme soprattutto - fino a ieri mattina, poi da oggi io sono fra coloro che parteciperanno a scrivere una storia diversa - ma noi fino a ieri sera siamo stati assieme perchè in Italia è stato inserito in una notte e con una velocità stratosferica lo sbarramento elettorale alle europee. Diversamente noi non ci saremmo presentati e non avremmo avuto Sinistra e Libertà. Ora Sinistra e Libertà ha fatto un buon risultato elettorale, buono in tutte le condizioni negative in cui si è mossa, ed oggi si siede per organizzarsi un futuro.
Un ingrediente del futuro non può essere la questione morale, compagni e compagne, la questione morale, cioè l'etica pubblica non è un tavolato di ragioni politche, l'etica pubblica è un ingrediente fondamentale ma non è una ragione politica. Le ragioni politiche io penso che siano tutte le ragioni che stanno sotto il nome di inclusione, di rigore, di merito, e aggiungerei anche di responsabilità.
C'è una buona notizia di poco fa: la Corte ha bocciato una parte rilevante del decreto Gelmini sulla scuola, lo ha fatto su ricorso della mia regione, della regione Toscana, ed è una buona ragione applaudire perchè quello della scuola, associato al tema del merito, è un tema praticamente eluso dalla sinistra che siede in Parlamento, praticamente cancellato. Ormai parlare di sinistra come di scuola pubblica, sono diventati temi di difficile malleabilità, è come se parlassimo di una cosa sconosciuta alla maggioranza degli italiani.
L'altra grande questione riguarda il precariato e la Costituzione. Io non sono tra coloro che difendono hic et nunc la Costituzione in tutti i suoi articoli; sono fra coloro che la difendono nel Titolo primo, la parte dei principi e dei valori fondamentali, e lì va difesa, perchè è una Costituzione vecchia ma nuovissima nel suo articolato. Ma sono fra coloro anche che invita chi siede qui a fare una battaglia ormai persa, per ora, sull'altro pilastro della Costituzione italiana: non è scritto casualmente nella nostra Costituzione "Presidente del consiglio dei ministri", e non c'è scritto "capo del governo". La Costituzione italiana ha una base che è la centralità del Parlamento - poi gli eletti lasciamo stare che siano nominati e non eletti - ma è il Parlamento l'organo centrale così come hanno deciso i Costituenti. O si modifica la Costituzione, o altrimenti si rispetta il dettato costituzionale; una della campagne di Sinistra e Libertà, campagne che vanno fatte dentro il Congresso del PD; dentro significa lasciate che i compagni e le compagne, gli amici del PD ragionino di loro, e pensiamo noi da fuori il Parlamento a ragionare delle grandi questioni degli italiani.
Una è il precariato, sono gli ammortizzatori sociali per un mondo che non ha tutele; un'altra è la scuola; un'altra è la centralità del Parlamento.
E metterei infine la parte che riguarda i diritti civili: tutta la filiera dei diritti che i giuristi chiamano "di terza generazione". Io cito spesso il caso di una delle sette vedove della Thyssen di Torino, non le prime sei, ma la settima, quella mai ricevuta al Quirinale perchè il protocollo non lo prevede, quella che non ha ricevuto nessun diritto garantito da nessuna assicurazione italiana, quella che aveva in pancia il figlio di un operaio morto bruciato; però a differenza della altre sei vedove non era unita in matrimonio. Noi abbiamo il dovere, nella rapprensentazione di un'Italia diversa perchè cambiata, di far sì che i diritti fondamentali come questo divengano leggi dello Stato.
Io ho avuto il privilegio di tenere per tre anni il Coordinamento delle regioni europee, e gli occhi con cui ti guardano dai governi di centrodestra e di centrosinistra quando parli da italiano sulle conquiste nel campo dei diritti civili sono occhi disillusi. La domanda è: siete ancora a discutere di testamento biologico, di unioni civili, libertà della ricerca, libertà della scienza.
Ora noi su questi punti possiamo fare battaglie di civiltà e battaglie di libertà, collegandole ad una organizzaizone che intanto diventa organizzazione territoriale, nascano club tematici sul territorio. Sappiamo già che presenteremo Sinistra e Libertà alle prossime elezioni, quindi le regionali del 2010 e le amministrative che vi saranno, ma perchè vi sia un simbolo certo attorno al quale candidati e candidate si muovano servono: uno, battaglia condivisa, primarie delle idee per definire le priorità; due, articolazioni organizzative sul territorio; tre, un progetto, un'idea centrale che diventa una condizione costituente. Perchè se non ci sono condizioni costituenti vale la logica dell'aggregazione elettorale, e noi questa carta l'abbiamo già giocata, l'abbiamo giocata per le europee, per stato di necessità; non saremo più nella condizione di giocarla per stato di necessità per le elezioni regionali. Perchè c'è poco tempo, ma c'è troppo tempo per non cominciare a organizzarsi meglio sul territorio. Buon lavoro.

Se il più grande partito di opposizione appare smarrito dentro un avvitamento intestino, dolente e separato dalla realtà della crisi italiana, così c’è un problema, che chiede a noi uno sforzo in più, è una responsabilità supplementare: noi ci dobbiamo far carico del fatto che non siamo sufficienti, com’è del tutto ovvio, abbiamo bisogno di allargare l’ambito della relazione, la crisi democratica è acuta, perché poi dietro sta avanzando una crisi economico-sociale che è largamente sottovalutata, anche da noi, che è di proporzioni gigantesche.

Insomma io credo che noi dobbiamo giocare una partita importante; come cominciamo a giocarla questa partita importante? Beh, amici e compagni, cominciando a conoscerci; abbiamo storie differenti, culture differenti, possiamo giocare questa partita con l’infingimento e la furbizia, oppure possiamo giocare questa partita con lo spirito di ricerca, il rispetto e la curiosità reciproca.

Io penso che se noi non ci sentiamo prigionieri degli anni ’80, e viviamo i nostri percorsi, i nostri cammini soprattutto con la curiosità di ascoltarci reciprocamente, e di accogliere ciascuna differenza come un dono dentro a questa impresa, che è gigantesca, allora ci possiamo dare l’aggio, per esempio, di misurare le diverse nostre storie e culture non su giudizio di Dio che riguarda un anno del passato, un pezzo del vecchio calendario.

Io per esempio con gli amici e i compagni delle diverse storie vorrei oggi discutere e confrontarmi sul tema del welfare, perché penso che lì non possiamo né immaginare che la riforma del welfare debba essere blairianamente dimagrimento e cedimento alle culture liberiste, ma che non si possa neanche immaginare che un atteggiamento di sinistra è pura conservazione del welfare come l’abbiamo conosciuto, perché il welfare come l’abbiamo conosciuto corrisponde a un mondo che non esiste più, quel welfare per esempio non teneva in conto la centralità della questione di genere; quel welfare, non possiamo non vedere che avesse una cifra patriarcale e assistenzialistica; e quel welfare non teneva conto, per l’Italia, del tema centrale dei flussi migratori, del come il popolo dei migranti avrebbe cambiato radicalmente proprio l’idea dell’organizzazione dei servizi sociali.

Allora io dico confrontiamoci, io sento non la spinta a un compromesso con i socialisti (poi parlo degli altri), ma sento la necessità di scorgere dentro quella parabola e quella storia parole chiave che sono indispensabili per la sinistra del futuro.

La questione ecologista non è una questione naturalmente coreografica, non è una questione dell’intensità dei nostri riferimenti, delle nostre battaglie: è uno sguardo complessivo sulla realtà ed è quindi un arricchimento drastico, radicale della cultura del cambiamento, ma naturalmente significa misurarci con grande forza, perché sullo sfondo c’è il dibattito tra crescita o decrescita, e credo che noi anche qui non dobbiamo cercare mediazioni furbesche, mediazioni lessicali, diciamo una mezza parola, usiamo un mezzo aggettivo, non dobbiamo avere paura di essere una ricerca in campo aperto, cioè non dobbiamo avere paura di chiudere la questione che invece dobbiamo aprire, di che cosa significa per esempio ecososteniblità, la green economy; ne abbiam parlato anche in campagna elettorale, io avevo l’orticaria di fronte all’espressione “green economy” perché dicevo “ora l’industria dell’industria dell’inquinamento fa un altro business, perché diventa anche industria del disinquinamento”, e in molti casi si tratta di un ciclo integrato, e magari degli stessi soggetti; allora è un dibattito importante che dobbiamo approfondire.

Tra di noi siamo piccoli, alludiamo a complesse sconfitte, che naturalmente non mettono tutto sullo stesso piano, perché c’è una gradazione anche del rapporto critico con la sinistra del ‘900.

Io capisco bene che il tema “stalinismo” è un tema che merita che tutti ci si fermi e si entri dentro il buco nero, e si abbia il coraggio di guardare fino in fondo quello che non fu l’errore, ma che fu l’orrore, e su questo non ci possono essere ambiguità; capisco che questo fa la differenza, e tuttavia in questo cantiere, io così l’ho chiamato, o in questo gioco di reciprocità, di reciproca conoscenza, ci deve essere anche un elemento di reciproco affidamento, cioè siamo tutti quanti incerti, siamo tutti quanti in un passaggio in cui sentiamo le sabbie mobili di culture reazionarie che tornano a circolare, siamo angosciati e abbiamo però anche la percezione di un mondo nuovo, che talvolta è portatore anche di una cultura del cambiamento che sono i nostri occhi che non riescono a vedere, come è accaduto ogni volta che insorge il mondo della scuola e degli studenti. Allora io dico che dobbiamo presentarci come siamo, con i nostri difetti, con le nostre imperfezioni, con le nostre imprecisioni, perché siamo dentro una ricerca; però dobbiamo dare un messaggio forte ai compagni: Sinistra e Libertà non è un tram, è un vero progetto politico, ha dimostrato che in quattro settimane e in una presenza televisiva..

 

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