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Umberto Guidoni

trascrizione

Trascrizione dell'intervento di Umberto Guidoni al seminario "Ricominciamo dal 3" (non rivista dall'autore)

 

In questo seminario ci sono due livelli di analisi, uno più concreto cioè capire cosa fare, ed un uno di grande analisi. Io partirò dall’analisi, riprendendo il discorso di Tortorella, che la sinistra si è sempre occupata più della ridistribuzione che del modo in cui veniva prodotta la ricchezza; allora è anche chiaro perché nel momento in cui la ricchezza viene sempre meno ed in cui la crisi globale va avanti, il problema della ridistribuzione diventa un problema marginale, chi detiene le leve della produzione sono quelli che poi gestiscono le società, ed ecco che la sinistra è in difficoltà su tutto il continente europeo.
Noi dobbiamo partire da un progetto di società, dal rimettere in discussione il modo come si produce, come si crea ricchezza in un paese industrialmente avanzato. Noi dobbiamo cercare di creare una visione alternativa per convincere e su questo dobbiamo essere capaci di dare delle prospettive a chi ci guarda anche con favore, con iniziative concrete. Questa è la nostra grande sfida; coniugare una grande progettualità, e ricostruire le basi ideali di quella che è la società che vogliamo rappresentare, quindi non possiamo dividerci tra chi ritiene che sia più importante il lavoro o l’ambiente, noi dobbiamo cercare di mettere insieme queste caratteristiche in un unico progetto politico. Inserire dei punti nel nostro progetto e lottare a livello nazionale e locale. In questo modo rendiamo credibile il nostro progetto, contrapponendoci al progetto di società della destra con un nostro progetto che parla di esigenze di lavoro, precarietà, ambiente e diritti civili, costruire un progetto ambizioso, un progetto che non si risolve alle prossime elezioni, ma proiettato nel futuro. Cominciando subito con cose concrete per costruire una società nuova, attraverso un organizzazione per dare a quel milione di persone che ci ha votato un impegno concreto nei loro confronti, per marciare da oggi in poi nella realtà con una serie di iniziative che siano scritte nel documento, queste iniziative ci parlano del modo di produrre, di scuola pubblica, di merito cioè di dare pari opportunità alle persone.
Per concludere oggi noi dobbiamo uscire con un documento in cui sostanzialmente abbiamo un programma, ma soprattutto degli elementi che fanno percepire non più SL come un cartello elettorale ma come un progetto politico che è in campo e che ha guadagnato la fiducia di un milione di persone e soprattutto dobbiamo ricordarci che è stato sconfitto in queste elezioni il bipartitismo perché c’è quasi la metà degli italiani o che non ha votato o che non è rappresentato in parlamento. Dobbiamo ripartire da ciò e far capire che abbiamo bisogno di una nuova identità politica di sinistra nel nostro Paese.

Se il più grande partito di opposizione appare smarrito dentro un avvitamento intestino, dolente e separato dalla realtà della crisi italiana, così c’è un problema, che chiede a noi uno sforzo in più, è una responsabilità supplementare: noi ci dobbiamo far carico del fatto che non siamo sufficienti, com’è del tutto ovvio, abbiamo bisogno di allargare l’ambito della relazione, la crisi democratica è acuta, perché poi dietro sta avanzando una crisi economico-sociale che è largamente sottovalutata, anche da noi, che è di proporzioni gigantesche.

Insomma io credo che noi dobbiamo giocare una partita importante; come cominciamo a giocarla questa partita importante? Beh, amici e compagni, cominciando a conoscerci; abbiamo storie differenti, culture differenti, possiamo giocare questa partita con l’infingimento e la furbizia, oppure possiamo giocare questa partita con lo spirito di ricerca, il rispetto e la curiosità reciproca.

Io penso che se noi non ci sentiamo prigionieri degli anni ’80, e viviamo i nostri percorsi, i nostri cammini soprattutto con la curiosità di ascoltarci reciprocamente, e di accogliere ciascuna differenza come un dono dentro a questa impresa, che è gigantesca, allora ci possiamo dare l’aggio, per esempio, di misurare le diverse nostre storie e culture non su giudizio di Dio che riguarda un anno del passato, un pezzo del vecchio calendario.

Io per esempio con gli amici e i compagni delle diverse storie vorrei oggi discutere e confrontarmi sul tema del welfare, perché penso che lì non possiamo né immaginare che la riforma del welfare debba essere blairianamente dimagrimento e cedimento alle culture liberiste, ma che non si possa neanche immaginare che un atteggiamento di sinistra è pura conservazione del welfare come l’abbiamo conosciuto, perché il welfare come l’abbiamo conosciuto corrisponde a un mondo che non esiste più, quel welfare per esempio non teneva in conto la centralità della questione di genere; quel welfare, non possiamo non vedere che avesse una cifra patriarcale e assistenzialistica; e quel welfare non teneva conto, per l’Italia, del tema centrale dei flussi migratori, del come il popolo dei migranti avrebbe cambiato radicalmente proprio l’idea dell’organizzazione dei servizi sociali.

Allora io dico confrontiamoci, io sento non la spinta a un compromesso con i socialisti (poi parlo degli altri), ma sento la necessità di scorgere dentro quella parabola e quella storia parole chiave che sono indispensabili per la sinistra del futuro.

La questione ecologista non è una questione naturalmente coreografica, non è una questione dell’intensità dei nostri riferimenti, delle nostre battaglie: è uno sguardo complessivo sulla realtà ed è quindi un arricchimento drastico, radicale della cultura del cambiamento, ma naturalmente significa misurarci con grande forza, perché sullo sfondo c’è il dibattito tra crescita o decrescita, e credo che noi anche qui non dobbiamo cercare mediazioni furbesche, mediazioni lessicali, diciamo una mezza parola, usiamo un mezzo aggettivo, non dobbiamo avere paura di essere una ricerca in campo aperto, cioè non dobbiamo avere paura di chiudere la questione che invece dobbiamo aprire, di che cosa significa per esempio ecososteniblità, la green economy; ne abbiam parlato anche in campagna elettorale, io avevo l’orticaria di fronte all’espressione “green economy” perché dicevo “ora l’industria dell’industria dell’inquinamento fa un altro business, perché diventa anche industria del disinquinamento”, e in molti casi si tratta di un ciclo integrato, e magari degli stessi soggetti; allora è un dibattito importante che dobbiamo approfondire.

Tra di noi siamo piccoli, alludiamo a complesse sconfitte, che naturalmente non mettono tutto sullo stesso piano, perché c’è una gradazione anche del rapporto critico con la sinistra del ‘900.

Io capisco bene che il tema “stalinismo” è un tema che merita che tutti ci si fermi e si entri dentro il buco nero, e si abbia il coraggio di guardare fino in fondo quello che non fu l’errore, ma che fu l’orrore, e su questo non ci possono essere ambiguità; capisco che questo fa la differenza, e tuttavia in questo cantiere, io così l’ho chiamato, o in questo gioco di reciprocità, di reciproca conoscenza, ci deve essere anche un elemento di reciproco affidamento, cioè siamo tutti quanti incerti, siamo tutti quanti in un passaggio in cui sentiamo le sabbie mobili di culture reazionarie che tornano a circolare, siamo angosciati e abbiamo però anche la percezione di un mondo nuovo, che talvolta è portatore anche di una cultura del cambiamento che sono i nostri occhi che non riescono a vedere, come è accaduto ogni volta che insorge il mondo della scuola e degli studenti. Allora io dico che dobbiamo presentarci come siamo, con i nostri difetti, con le nostre imperfezioni, con le nostre imprecisioni, perché siamo dentro una ricerca; però dobbiamo dare un messaggio forte ai compagni: Sinistra e Libertà non è un tram, è un vero progetto politico, ha dimostrato che in quattro settimane e in una presenza televisiva..

 

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