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Moni Ovadia

trascrizione

Trascrizione dell'intervento di Moni Ovadia al seminario "Ricominciamo dal 3" (non rivista dall'autore)

 

Un grandissimo progetto che ha la possibilità di cambiare la vita politica dell’Italia, se questo progetto avrà successo la cultura politica dell’Italia cambierà radicalmente, porre come priorità la questione della trasformazione del paese anche in prospettiva dell’ eventuale implosione del governo attuale incentrato sulla leadership di un uomo solo. Noi dobbiamo prepararci perché sarà un momento difficile per il paese che verrà sommerso dalle difficoltà morali e toccherà a noi rimboccarci le maniche. L’altra cosa che vorrei dire è un piccolo aneddoto; una delle nostre candidate più giovani 18 anni, in un momento per me di depressione, ha fatto un intervento breve ma intenso dicendo: “io vedo la politica di oggi come un libro ricoperto di sporcizia e polvere su cui e impossibile leggere le parole, io sono scesa in politica per togliere questo sudiciume e tornare a leggere le parole”. Se una giovane di 18 anni che dice queste parole è dalla nostra parte sento che siamo dalla parte giusta, e mi ha dato un enorme spinta. Io anche sono un agnostico e un miscredente vengo da una cultura mistica dell’ebraismo del est europeo e vorrei ricordare le parole di Rabin hackmen che diceva “è proibito essere vecchi” ciò vuol dire che ogni giorno è buono per essere attivi e produrre pensiero, tuttavia i giovani aspettano un segnale da noi un  messaggio.
Poi c’è la questione cultura che è la questione importantissima, se non si affronta non si va da nessuna parte, perche con la politica si vincono le battaglie con la cultura si vince la guerra. È cultura ciò che ha fatto Vendola azzerando l’aggiunta, la dimostrazione che la nostra cultura non è quella del sotto governo ma quella del rispetto dei cittadini, è cultura la questione pedagogica, la lotta per le scuole pubbliche. La terza questione la comunicazione, i migliori pensieri se non sono comunicati nel modo giusto non arrivano. Cerchiamo di trovare il modo di raggiungere i cuori e le menti le anime e le passioni. Senza una grande passione comunicata per la civiltà del diritto, della solidarietà umana e autentica libertà noi non mobiliteremo anche quelle risorse emozionali che coniugate con le risorse del pensiero fanno una forza inarrestabile.

Se il più grande partito di opposizione appare smarrito dentro un avvitamento intestino, dolente e separato dalla realtà della crisi italiana, così c’è un problema, che chiede a noi uno sforzo in più, è una responsabilità supplementare: noi ci dobbiamo far carico del fatto che non siamo sufficienti, com’è del tutto ovvio, abbiamo bisogno di allargare l’ambito della relazione, la crisi democratica è acuta, perché poi dietro sta avanzando una crisi economico-sociale che è largamente sottovalutata, anche da noi, che è di proporzioni gigantesche.

Insomma io credo che noi dobbiamo giocare una partita importante; come cominciamo a giocarla questa partita importante? Beh, amici e compagni, cominciando a conoscerci; abbiamo storie differenti, culture differenti, possiamo giocare questa partita con l’infingimento e la furbizia, oppure possiamo giocare questa partita con lo spirito di ricerca, il rispetto e la curiosità reciproca.

Io penso che se noi non ci sentiamo prigionieri degli anni ’80, e viviamo i nostri percorsi, i nostri cammini soprattutto con la curiosità di ascoltarci reciprocamente, e di accogliere ciascuna differenza come un dono dentro a questa impresa, che è gigantesca, allora ci possiamo dare l’aggio, per esempio, di misurare le diverse nostre storie e culture non su giudizio di Dio che riguarda un anno del passato, un pezzo del vecchio calendario.

Io per esempio con gli amici e i compagni delle diverse storie vorrei oggi discutere e confrontarmi sul tema del welfare, perché penso che lì non possiamo né immaginare che la riforma del welfare debba essere blairianamente dimagrimento e cedimento alle culture liberiste, ma che non si possa neanche immaginare che un atteggiamento di sinistra è pura conservazione del welfare come l’abbiamo conosciuto, perché il welfare come l’abbiamo conosciuto corrisponde a un mondo che non esiste più, quel welfare per esempio non teneva in conto la centralità della questione di genere; quel welfare, non possiamo non vedere che avesse una cifra patriarcale e assistenzialistica; e quel welfare non teneva conto, per l’Italia, del tema centrale dei flussi migratori, del come il popolo dei migranti avrebbe cambiato radicalmente proprio l’idea dell’organizzazione dei servizi sociali.

Allora io dico confrontiamoci, io sento non la spinta a un compromesso con i socialisti (poi parlo degli altri), ma sento la necessità di scorgere dentro quella parabola e quella storia parole chiave che sono indispensabili per la sinistra del futuro.

La questione ecologista non è una questione naturalmente coreografica, non è una questione dell’intensità dei nostri riferimenti, delle nostre battaglie: è uno sguardo complessivo sulla realtà ed è quindi un arricchimento drastico, radicale della cultura del cambiamento, ma naturalmente significa misurarci con grande forza, perché sullo sfondo c’è il dibattito tra crescita o decrescita, e credo che noi anche qui non dobbiamo cercare mediazioni furbesche, mediazioni lessicali, diciamo una mezza parola, usiamo un mezzo aggettivo, non dobbiamo avere paura di essere una ricerca in campo aperto, cioè non dobbiamo avere paura di chiudere la questione che invece dobbiamo aprire, di che cosa significa per esempio ecososteniblità, la green economy; ne abbiam parlato anche in campagna elettorale, io avevo l’orticaria di fronte all’espressione “green economy” perché dicevo “ora l’industria dell’industria dell’inquinamento fa un altro business, perché diventa anche industria del disinquinamento”, e in molti casi si tratta di un ciclo integrato, e magari degli stessi soggetti; allora è un dibattito importante che dobbiamo approfondire.

Tra di noi siamo piccoli, alludiamo a complesse sconfitte, che naturalmente non mettono tutto sullo stesso piano, perché c’è una gradazione anche del rapporto critico con la sinistra del ‘900.

Io capisco bene che il tema “stalinismo” è un tema che merita che tutti ci si fermi e si entri dentro il buco nero, e si abbia il coraggio di guardare fino in fondo quello che non fu l’errore, ma che fu l’orrore, e su questo non ci possono essere ambiguità; capisco che questo fa la differenza, e tuttavia in questo cantiere, io così l’ho chiamato, o in questo gioco di reciprocità, di reciproca conoscenza, ci deve essere anche un elemento di reciproco affidamento, cioè siamo tutti quanti incerti, siamo tutti quanti in un passaggio in cui sentiamo le sabbie mobili di culture reazionarie che tornano a circolare, siamo angosciati e abbiamo però anche la percezione di un mondo nuovo, che talvolta è portatore anche di una cultura del cambiamento che sono i nostri occhi che non riescono a vedere, come è accaduto ogni volta che insorge il mondo della scuola e degli studenti. Allora io dico che dobbiamo presentarci come siamo, con i nostri difetti, con le nostre imperfezioni, con le nostre imprecisioni, perché siamo dentro una ricerca; però dobbiamo dare un messaggio forte ai compagni: Sinistra e Libertà non è un tram, è un vero progetto politico, ha dimostrato che in quattro settimane e in una presenza televisiva..

 

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