| Michele Dalai |
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trascrizioneTrascrizione dell'intervento di Michele Dalai al seminario "Ricominciamo dal 3" (non rivista dall'autore)
<!-- /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-parent:""; margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} p.MsoBodyText, li.MsoBodyText, div.MsoBodyText {margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:12.0pt; font-family:"Times New Roman"; mso-fareast-font-family:"Times New Roman";} @page Section1 {size:595.3pt 841.9pt; margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; mso-header-margin:35.4pt; mso-footer-margin:35.4pt; mso-paper-source:0;} div.Section1 {page:Section1;} --> Vi chiedo da subito di perdonare una certa dose di spontaneismo, giuro che non mi chiamo Debora e che non mi sta simpatico Franceschini. E inizio dicendo che non sono tanto felice di essere a un seminario, e avrei preferito essere già da oggi a un'assemblea. E questo lo voglio chiarire da subito, come elemento di spinta propositiva e non come critica distruttiva. Mi chiamo Michele Dalai, sono stato candidato nelle liste di Sinistra e Libertà a nord ovest, per le elezioni europee, in particolare a Milano. E proprio a Milano martedì mattina ho avuto una specie di epifania: leggendo la Repubblica mi sono trovato di fronte a due pagine che rappresentavano in modo inquietante quello che vorrei che non fosse Sinistra e Libertà. Nella pagina di sinistra, si parlava delle correnti e delle lotte interne del Pd di Milano. Nella pagina di destra c'era una lunga lista, drammatica, che parlava di crisi delle piccole imprese in Lombardia: nella regione più popolata d'Italia, 10 milioni di persone, ci sono 300mila nuovi poveri, nuove famiglie che hanno bisogno dell'intervento delle associazioni, della regione, di tutta la politica che sta latitando, soprattutto all'opposizione, in Lombardia. Bene, a fronte di questo allarrme, ci si interrogava su come affrontare le fusioni tra le anime del partito, di come risolvere il problema delle tessere e di contarsi in vista del congresso. Questo succede in Lombardia e nel Pd. Però, purtroppo, per alcuni versi, mi suona abbastanza familiare: è quello che mi è toccato sentire in questi strani giorni, post-ballottaggio, nel mio partito. Scusate, io lo chiamo già partito. Io non vengo da nessuna parte, da dove non c'erano tessere, e ho aderito a un progetto politico che si è presentato con una lista e un programma. Questo nel massimo rispetto dell'identità di tutti. Il progetto di chiamava e si chiama Sinistra e Libertà. Mi ha permesso di fare molti chilometri, affrontare dibattiti e comizi con l'orgoglio di chi può finalmente parlare di lavoro, laicità, ambiene, formazione, istruzione e integrazione, di farlo con la forza e la determinazione di chi è sicuro delle proprie idee, di stare per la prima volta dalla parte giusta. La sinistra combatte le diseguaglianze sociali e propone soluzioni. Io non voglio commentare il risultato elettorale, non è il mio compito e non mi interessa, considero il quorum un paradiso artificiale, creato da una persona che c'è da pochissimo nel mio orizzonte, Franceschini, come c'è da pochissimo anche il quorum, un'asticella alzata ad arte in modo che fosse molto difficile da superare. Il 3 % è poco, è tantissimo, è comunque un milione di voti. Io posso commentare da una posizione privilegiata, che è quella dell'indipendente. Non venendo da nessuna parte, io con questo partito vorrei andare lontano, e vorrei cercare di capire come evitare che quel milione di voti si disperda: grandissima parte di essi viene da fuori delle gabbie dei partiti, e rappresenta la misura di un'impresa straordinaria: la constatazione che uno spazio c'è a sinistra, enorme. E vorrei che la reazione di chi ha immaginato questa impresa meravogliosa fosse diversa da questa specie di silenzio, frenate, mezze dichiarazioni, fughe all'indietro in nome di storia, identità e appartenenza. Cito la persona che ha scritto il documento introduttivo di oggi, Gennaro Migliore, un mio nuovo amico, persona eccezionale. Dice che esiste una gravissima malattia, la diagnosi. Io non voglio che noi ci ammaliamo di diagnosi, lo vorrei evitare. Vi chiedo di non ammalarvi di diagnosi e di sollevarci dall'imbarazzo di trovarci a parlare a un seminario e non a un'assemblea. Vi chiedo di aprire gli occhi e di osservare quello che succede alla base, nei territori. Con Gianfranco Mascia, che è una delle risorse più straordinarie di questo nuovo partito, abbiamo provato a sorvolare le difficoltà economiche e logistiche, trovando un luogo, virtuale, in cui tutte le persone che si sono avvicinate a Sinistra e Libertà potessero trovare una casa: è un social network e dà asilo a tutti quelli che hanno voglia di trovarsi, parlare di sinistra, tirare fuori delle idee per quello che succederà e per la struttura. Gianfranco ha costruiro questo social network in 10 giorni, ci sono progetti politici ricchissimi che non riescono a costruirlo da 4 anni. Lì potete riversare trutte, le idee che in qualche modo io sono convinto arriveranno dalla base ai vertici. C'è una sezione che si chiama 10 idee, vi leggo quello che ha scritto Alessandro, di 18 anni: "Sinistra e Libertà è una risposta politica di una cultura che esiste indipendentemente dalla politica, un cultura che ci fa chiamare socialisti, comunisti, ambientalisti e femministi. Questa cultura agisce sul territorio anche con altre storie e movimenti: Sinistra e Libertà deve colloquiare da pari a pari con loro e non solo durante la campagna elettorale. La sinistra unica è una chimera. La capacità della sinistra italiana di avviare nuovi laboratori ed esperienze è scritta nella storia d'Italia dal 21 in poi. I partiti che hanno fatto questa storia non sono che fiumi e rivoli che sgorgano dalla grande storia del fiume socialista. Si deve essere consapevoli che siamo "sinistre", e non "sinistra", integrare la nostra pluralità come ricchezza e non vessare le minoranze. Questo è fondamentale per muovere come un solo soggetto politico." Alessandro ha 18 anni e vive a Bari. Come me e come molti altri pretende che venga fatta e costruita, sull'entusiasmo di tutti noi che non vogliamo curarci di tesseramento, strategie nè scelta di leadership, la forza dirompente di questo progetto, che travolga gli steccati striminziti delle vecchie case madri. Si trasformi in un partito con un leader e una struttura e cominci a farlo ora, con buona pace di chi ha ancora bsogno di tempo, congressi e confronti e non si rende conto che la storia spazza via i decimali e conserva le grandi idee. Grazie. Se il più grande partito di opposizione appare smarrito dentro un avvitamento intestino, dolente e separato dalla realtà della crisi italiana, così c’è un problema, che chiede a noi uno sforzo in più, è una responsabilità supplementare: noi ci dobbiamo far carico del fatto che non siamo sufficienti, com’è del tutto ovvio, abbiamo bisogno di allargare l’ambito della relazione, la crisi democratica è acuta, perché poi dietro sta avanzando una crisi economico-sociale che è largamente sottovalutata, anche da noi, che è di proporzioni gigantesche. Insomma io credo che noi dobbiamo giocare una partita importante; come cominciamo a giocarla questa partita importante? Beh, amici e compagni, cominciando a conoscerci; abbiamo storie differenti, culture differenti, possiamo giocare questa partita con l’infingimento e la furbizia, oppure possiamo giocare questa partita con lo spirito di ricerca, il rispetto e la curiosità reciproca. Io penso che se noi non ci sentiamo prigionieri degli anni ’80, e viviamo i nostri percorsi, i nostri cammini soprattutto con la curiosità di ascoltarci reciprocamente, e di accogliere ciascuna differenza come un dono dentro a questa impresa, che è gigantesca, allora ci possiamo dare l’aggio, per esempio, di misurare le diverse nostre storie e culture non su giudizio di Dio che riguarda un anno del passato, un pezzo del vecchio calendario. Io per esempio con gli amici e i compagni delle diverse storie vorrei oggi discutere e confrontarmi sul tema del welfare, perché penso che lì non possiamo né immaginare che la riforma del welfare debba essere blairianamente dimagrimento e cedimento alle culture liberiste, ma che non si possa neanche immaginare che un atteggiamento di sinistra è pura conservazione del welfare come l’abbiamo conosciuto, perché il welfare come l’abbiamo conosciuto corrisponde a un mondo che non esiste più, quel welfare per esempio non teneva in conto la centralità della questione di genere; quel welfare, non possiamo non vedere che avesse una cifra patriarcale e assistenzialistica; e quel welfare non teneva conto, per l’Italia, del tema centrale dei flussi migratori, del come il popolo dei migranti avrebbe cambiato radicalmente proprio l’idea dell’organizzazione dei servizi sociali. Allora io dico confrontiamoci, io sento non la spinta a un compromesso con i socialisti (poi parlo degli altri), ma sento la necessità di scorgere dentro quella parabola e quella storia parole chiave che sono indispensabili per la sinistra del futuro. La questione ecologista non è una questione naturalmente coreografica, non è una questione dell’intensità dei nostri riferimenti, delle nostre battaglie: è uno sguardo complessivo sulla realtà ed è quindi un arricchimento drastico, radicale della cultura del cambiamento, ma naturalmente significa misurarci con grande forza, perché sullo sfondo c’è il dibattito tra crescita o decrescita, e credo che noi anche qui non dobbiamo cercare mediazioni furbesche, mediazioni lessicali, diciamo una mezza parola, usiamo un mezzo aggettivo, non dobbiamo avere paura di essere una ricerca in campo aperto, cioè non dobbiamo avere paura di chiudere la questione che invece dobbiamo aprire, di che cosa significa per esempio ecososteniblità, la green economy; ne abbiam parlato anche in campagna elettorale, io avevo l’orticaria di fronte all’espressione “green economy” perché dicevo “ora l’industria dell’industria dell’inquinamento fa un altro business, perché diventa anche industria del disinquinamento”, e in molti casi si tratta di un ciclo integrato, e magari degli stessi soggetti; allora è un dibattito importante che dobbiamo approfondire. Tra di noi siamo piccoli, alludiamo a complesse sconfitte, che naturalmente non mettono tutto sullo stesso piano, perché c’è una gradazione anche del rapporto critico con la sinistra del ‘900. Io capisco bene che il tema “stalinismo” è un tema che merita che tutti ci si fermi e si entri dentro il buco nero, e si abbia il coraggio di guardare fino in fondo quello che non fu l’errore, ma che fu l’orrore, e su questo non ci possono essere ambiguità; capisco che questo fa la differenza, e tuttavia in questo cantiere, io così l’ho chiamato, o in questo gioco di reciprocità, di reciproca conoscenza, ci deve essere anche un elemento di reciproco affidamento, cioè siamo tutti quanti incerti, siamo tutti quanti in un passaggio in cui sentiamo le sabbie mobili di culture reazionarie che tornano a circolare, siamo angosciati e abbiamo però anche la percezione di un mondo nuovo, che talvolta è portatore anche di una cultura del cambiamento che sono i nostri occhi che non riescono a vedere, come è accaduto ogni volta che insorge il mondo della scuola e degli studenti. Allora io dico che dobbiamo presentarci come siamo, con i nostri difetti, con le nostre imperfezioni, con le nostre imprecisioni, perché siamo dentro una ricerca; però dobbiamo dare un messaggio forte ai compagni: Sinistra e Libertà non è un tram, è un vero progetto politico, ha dimostrato che in quattro settimane e in una presenza televisiva.. |