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Grazia Francescato

trascrizione

Trascrizione dell'intervento di Grazia Francescato al seminario "Ricominciamo dal 3" (non rivista dall'autore)

 

Noi siamo qui per dire, fare ed essere qualcosa di sinistra, pronti per le sfide del terzo millennio.
La prima cosa che diciamo come ecologisti è che SL vuole e deve continuare e continuerà, ma siccome questo è il momento della verità dobbiamo fare piazza pulita delle ambiguità, rispettando i vari soggetti che compongono SL.
Noi Verdi che siamo qui non siamo proprietari del nostro partito rappresentiamo un istanza, una prospettiva un orizzonte, faremo una battaglia politica per convincere tutti i componenti dei Verdi che questa è la strada giusta, abbiamo un congresso ad ottobre, che sceglierà in modo democratico la strada da percorrere e noi faremo di tutto perché questa sia la strada giusta.
Dicevo di una sinistra all’altezza delle sfide del terzo millennio, per vincere le sfide bisogna prima di tutto conoscerle e riconoscerle, e la sfida ecologista che noi rappresentiamo è stata a lungo eresia - parola che a me piace e mi va bene perché eresia significa scelta. Una scelta contro l’ortodossia, e mi preoccupa che il binomio ecologia-economia stia diventando ortodossia, perché  quando si sente Emma Marcegaia parlare di economia verde per uscire dalla crisi va bene, ma allo stesso tempo mi preoccupa moltissimo, quando sento il capo degli economisti mondiali dire che la lotta contro il cambiamento climatico va fatta perché comporterebbe un costo maggiore l’inazione che l'azione io sono contenta, ma mi preoccupo allo stesso tempo. Perché se la radicalità della sfida ecologista viene ridotta al filone di un nuovo business, noi perderemo la critica di fondo dell’insostenibilità dello sviluppo, perché non ci può essere uno sviluppo illimitato su un pianeta con delle risorse limitate. Questo è il fondamento del nostro ecologismo.
Quindi noi chiediamo una rivoluzione, perché la riconversione ecologica dell’economia è la rivoluzione verde ed è gia in atto, in cammino sul pianeta. Un altro punto importante è quello di mettere finalmente insieme le ragioni del lavoro e le ragioni dell’ambiente, che a lungo sono state presentate come conflittuali, ed in certe occasioni è stato cosi. Ultimamente sono stata a Taranto dove è concentrato il 93% della diossina prodotta in Europa, con la fabbrica dell’ILVA.  Perché dobbiamo condannare le persone a scegliere tra un lavoro che fa morire e la disoccupazione, noi non vogliamo solo il lavoro, ma il buon lavoro, e questo è il nostro obiettivo rivoluzionario. Quindi noi non vogliamo che l’ecologismo sia un punto in più nel nostro gia ricco programma, noi vogliamo che l’ecologismo sia la chiave di lettura della società del terzo millennio.
Inoltre noi Verdi siamo anche presenti su temi come la laicità e lo sgretolamento della democrazia, noi non riusciremo a fare il salto di qualità come nazione se prima non ci sarà una presa di coscienza collettiva, per far si che ci sia un popolo di cittadini e non una plebe passiva.
Adesso fatemi dire una cosa da donna e femminista; ho seguito con avvilimento il passaggio di  tanta parte delle donne dalle pari opportunità al pari opportunismo, e credo che questo silenzioso avvilimento sia nell’animo di molte di noi ma ora basta, se c’è stato del silenzio durante la campagna elettorale, adesso donne di SL dobbiamo tornare a parlare di questi temi. Noi non abbiamo niente contro le veline, ma molto da dire contro il velinismo, dobbiamo riprenderci quella capacità di analisi che era del femminismo, aggiornandola. Anche questo fa parte di quel recupero di coscienza collettiva. Andiamo avanti e speriamo che questo sia solo l’inizio di un lungo e felice cammino.

Se il più grande partito di opposizione appare smarrito dentro un avvitamento intestino, dolente e separato dalla realtà della crisi italiana, così c’è un problema, che chiede a noi uno sforzo in più, è una responsabilità supplementare: noi ci dobbiamo far carico del fatto che non siamo sufficienti, com’è del tutto ovvio, abbiamo bisogno di allargare l’ambito della relazione, la crisi democratica è acuta, perché poi dietro sta avanzando una crisi economico-sociale che è largamente sottovalutata, anche da noi, che è di proporzioni gigantesche.

Insomma io credo che noi dobbiamo giocare una partita importante; come cominciamo a giocarla questa partita importante? Beh, amici e compagni, cominciando a conoscerci; abbiamo storie differenti, culture differenti, possiamo giocare questa partita con l’infingimento e la furbizia, oppure possiamo giocare questa partita con lo spirito di ricerca, il rispetto e la curiosità reciproca.

Io penso che se noi non ci sentiamo prigionieri degli anni ’80, e viviamo i nostri percorsi, i nostri cammini soprattutto con la curiosità di ascoltarci reciprocamente, e di accogliere ciascuna differenza come un dono dentro a questa impresa, che è gigantesca, allora ci possiamo dare l’aggio, per esempio, di misurare le diverse nostre storie e culture non su giudizio di Dio che riguarda un anno del passato, un pezzo del vecchio calendario.

Io per esempio con gli amici e i compagni delle diverse storie vorrei oggi discutere e confrontarmi sul tema del welfare, perché penso che lì non possiamo né immaginare che la riforma del welfare debba essere blairianamente dimagrimento e cedimento alle culture liberiste, ma che non si possa neanche immaginare che un atteggiamento di sinistra è pura conservazione del welfare come l’abbiamo conosciuto, perché il welfare come l’abbiamo conosciuto corrisponde a un mondo che non esiste più, quel welfare per esempio non teneva in conto la centralità della questione di genere; quel welfare, non possiamo non vedere che avesse una cifra patriarcale e assistenzialistica; e quel welfare non teneva conto, per l’Italia, del tema centrale dei flussi migratori, del come il popolo dei migranti avrebbe cambiato radicalmente proprio l’idea dell’organizzazione dei servizi sociali.

Allora io dico confrontiamoci, io sento non la spinta a un compromesso con i socialisti (poi parlo degli altri), ma sento la necessità di scorgere dentro quella parabola e quella storia parole chiave che sono indispensabili per la sinistra del futuro.

La questione ecologista non è una questione naturalmente coreografica, non è una questione dell’intensità dei nostri riferimenti, delle nostre battaglie: è uno sguardo complessivo sulla realtà ed è quindi un arricchimento drastico, radicale della cultura del cambiamento, ma naturalmente significa misurarci con grande forza, perché sullo sfondo c’è il dibattito tra crescita o decrescita, e credo che noi anche qui non dobbiamo cercare mediazioni furbesche, mediazioni lessicali, diciamo una mezza parola, usiamo un mezzo aggettivo, non dobbiamo avere paura di essere una ricerca in campo aperto, cioè non dobbiamo avere paura di chiudere la questione che invece dobbiamo aprire, di che cosa significa per esempio ecososteniblità, la green economy; ne abbiam parlato anche in campagna elettorale, io avevo l’orticaria di fronte all’espressione “green economy” perché dicevo “ora l’industria dell’industria dell’inquinamento fa un altro business, perché diventa anche industria del disinquinamento”, e in molti casi si tratta di un ciclo integrato, e magari degli stessi soggetti; allora è un dibattito importante che dobbiamo approfondire.

Tra di noi siamo piccoli, alludiamo a complesse sconfitte, che naturalmente non mettono tutto sullo stesso piano, perché c’è una gradazione anche del rapporto critico con la sinistra del ‘900.

Io capisco bene che il tema “stalinismo” è un tema che merita che tutti ci si fermi e si entri dentro il buco nero, e si abbia il coraggio di guardare fino in fondo quello che non fu l’errore, ma che fu l’orrore, e su questo non ci possono essere ambiguità; capisco che questo fa la differenza, e tuttavia in questo cantiere, io così l’ho chiamato, o in questo gioco di reciprocità, di reciproca conoscenza, ci deve essere anche un elemento di reciproco affidamento, cioè siamo tutti quanti incerti, siamo tutti quanti in un passaggio in cui sentiamo le sabbie mobili di culture reazionarie che tornano a circolare, siamo angosciati e abbiamo però anche la percezione di un mondo nuovo, che talvolta è portatore anche di una cultura del cambiamento che sono i nostri occhi che non riescono a vedere, come è accaduto ogni volta che insorge il mondo della scuola e degli studenti. Allora io dico che dobbiamo presentarci come siamo, con i nostri difetti, con le nostre imperfezioni, con le nostre imprecisioni, perché siamo dentro una ricerca; però dobbiamo dare un messaggio forte ai compagni: Sinistra e Libertà non è un tram, è un vero progetto politico, ha dimostrato che in quattro settimane e in una presenza televisiva..

 

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